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Porretta Terme
Porretta Terme: Loc. Porretta Terme (Bologna)
Tutto a Porretta richiama la sua origine dalle sorgenti termali,dal simbolo del Comune col bue sanato dalle acque, a Santa Maria Maddalena protettrice della parrocchia che lavò con lacrime i piedi di Cristo, al mascherone di leone del II secolo dopo Cristo simbolo delle terme.
  
Ed i secoli hanno lasciato profonde tracce nel presente, ancora caratterizzato dalle dalle attività del termalismo, a cui si sono via via aggiunte quelle del commercio e, dal secolo scorso, dell’industria.
Una comunità operosa che accoglie con cordialità quelli che un tempo venivano chiamati i bagnanti,coloro che vengono da queste parti in cerca di salute, di bellezza,di relax,ma anche di cultura. E questo opuscolo cerca di dare loro qualche idea per scoprire nel modo giusto questa realtà che, ad uno sguardo non superficiale, si rivela ricca di stimoli e di cose da scoprire. Il centro storico, dunque, con le sue viuzze antiche ed affascinanti, con le terme antiche e le chiese illustri, ma anche la montagna che ci circonda,che,nel giro di qualche chilometro, offre una vastissima gamma di gemme sia dal punto di vista storico e artistico, sia da quello naturalistico.
E dunque buona permanenza e buona scoperta di ogni angolo di questa nostra bellissima montagna!
UNA PASSEGGIATA PER LE VIE DI PORRETTA
Uno sguardo d’assieme all’abitato antico di Porretta, ben visibile dal sagrato della chiesa parrocchiale o dal Monte della Croce, ci mostra un paese nato sui fiumi: dapprima sul Rio Maggiore che attraversa ancor oggi il centro di origine Tre-Quattrocentesca, ed il Reno sul cui asse si svilupparono i Bagni della Porretta Ottocentesca invece è caratterizzata di tre assi portanti (fiume,strada e ferrovia) che corrono paralleli fra di loro.
Partiamo per la nostra visita dalla piazza della stazione ferroviaria, intitolata dall’ingegnere francese Jean Louis Protche proggettista della ferrovia. Attraversiamo il bel ponte in pietra sul Reno arriviamo al monumento ai caduti,opera dal 1922-23, dello scultore faentino Ercole Drei.Sulla destra la Porrettana prosegue col nome di viale Mazzini, la via dei negozi eleganti e del passeggio,all’inizio della quale si può visitare la chiesa ottocentesca dell’Immacolata dei padri Cappuccini. Sulla sinistra la stessa Porrettana prosegue lungo il Reno col nome di via Roma verso l’ospedale, gli stabilimenti termali della Puzzola-Castanea e la Madonna del Ponte.
Noi proseguiamo invece attraversando la strada nella zona del Lampione ( piazza Vittorio Veneto) per giungere nel centro del paese.
La piazza in origine si chiamò maggiore o degli Arrighi, cioè degli arenghi,le riunioni di tutti i capifamiglia che giuravano proprio qui fedeltà al conte feudatario: dal 1447 i Bagni furono infatti sottoposti prima al conte bolognese Nicolò Sanuti, poi dal 1485 ai Ranuzzi che tennero la contea fino alla sua abolizione nel 1797; dopo l’Unità d’Italia assunse il nome di Vittorio Emanuele II ad oggi è detta della Libertà.
La piazza si presenta bellissima nella sua forma allungata che lascia indovinare la presenza del Rio nella sua parte meridionale,una presenza cadenzata nei secoli da piene rovinose che misero in ripetute occasioni in pericolo lo stesso abitato: una situazione normale per un centro nato proprio sul cono di deiezione del Rio Maggiore, nel punto in cui si getta in Reno. Edifici notevoli sono il palazzo comunale e l’ex casa del fascio costruiti nello stile del ventennio fascista solenni e classici; sulla casa del fascio, che è dotata di una torre che volle porsi in dialettica contrapposizione al vicino campanile, notevole è il fregio affrescato che corre sotto il cornicione e celebra il fasti del regime; fu eseguito nel 1933 dal pittore Arnaldo Gentilini.
Proprio alla sua destra una delle case più belle della piazza, sicuramente di impianto di cinquecentesco anche se restaurata in modo discutibile: fra Otto e Novecento appartenne al padre di Guglielmo Marconi,che era nato nel 1821 alle vicine Croci di Capugnano; qui trascorse le estati dell’infanzia e della giovinezza lo stesso Guglielmo col padre Giuseppe, la madre Annie Jameson ed i cugini Jameson e Priscott.
A detta di Degna, figlia di Guglielmo, sembra che proprio nel greto del Rio il giovanissimo futuro inventore del telegrafo senza fili,avesse condotto esperimenti di elettricità sul modello settecentesco di Franklin, fra lo scetticismo della famiglia e della popolazione locale.
Nella casa della farmacia nacque e visse Demetrio Lorenzini, farmacista, buon erudito ottocentesco ed autore della “Guida dei bagni della Porretta e dintorni” ristampata più volte.
Dalla piazza si prosegue in salita verso le Terme Alte seguendo una delle due vie Matteotti e delle Terme , che costeggiano il Rio rispettivamente sulla sua sinistra e destra orografiche, oppure attraverso la più appartata e suggestiva via Falcone, che si imbocca attraverso un androne al di là del Ponte detto dei sospiri. Le terme Alte sono il luogo dove più si respira l’aria degli antichi bagni termali.
Gli stabilimenti, tutti ricostruiti nell’Ottocento,sorgono sopra le rispettive sorgenti dai nomi suggestivi: Leone,Bovi,marte,Reale,Tromba e Donzelle. Sottolo stabilimento Leone-Bovi, previo accordo con la direzione delle terme, è possibile visitare una scala che,probabilmente, risale ai tempi dei Romani .
In quel periodo nella stretta valle del Rio sorse un santuario fontile, documentato da una mano votiva in bronzo che troverà posto nel costituendo Museo Termale, assieme al mascherone di leone risalente al II secolo dopo Cristo e conservato nell’atrio dello stabilimento Castanea.
Proprio qui sorsero i primi alberghi termali costruiti alla fine del Trecento dalle comunità di Capugnano e Granaglione-Succida,sul cui territorio sgorgavano le sorgenti.
Da qui prese l’avvio l’abitato dei Bagni della Porretta fra Tre e Quattrocento,nel cui ambito Giovanni Sabatino degli Arienti scrisse le sue Novelle Porrettane sul modello del Decameron boccaccesco. Proprio qui infine , alla fine del secolo scorso si riuniva la colonia villeggiante fatta di belle donne, nobili e ricchi borghesi che venivano quassù a passare le acque.
Ma proseguiamo e imbocchiamo la via Ranuzzi, anch’essa parallela alle altre del Rio, per giungere dalla parte dell’abside alla chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena. Il colpo d’occhio dal voltone del crocefisso è davvero suggestivo e la costruzione si mostra nella sua imponenza ed eleganza,tutta costruita in sassi di fiume negli anni 1690-96 . Il presente edificio sostituì il precedente che era stato costruito da don Pellegrino di Signorino di Casola all’inizio del Quattrocento ed ampliato nel secolo successivo.
Il sagrato servì per secoli da cimitero e ne restano alcune cornici di lapidi in pietra;il panorama è davvero ampio e domina,con gli scorci particolarmente suggestivi dei tetti, tutto il centro porrettano.
A sinistra della facciata il campanile costruito nel 1848.
Furono Giuseppe Antonio Torri e Agostino Barelli, importanti architetti bolognesi del Seicento, a progettare la chiesa ampia e solenne, in un barocco sobrio ed elegante. All’interno molte e significative opere d’arte.
A fianco della chiesa, uscendo a sinistra nell’atrio coperto,l’oratorio della confraternita del Santissimo Sacramento oggi detto di San Rocco presenta le sue forme di metà Settecento progettate da Giovan Paolo Dotti, figlio del più famoso Carlo Francesco, quest’ultimo autore della basilica di San Luca in Bologna.
Tornando a ritroso verso la stazione ci incamminiamo lungi la Porrettana in direzione Pistoia per percorrere il lungo fiume davanti all’ospedale inaugurato nel 1864 e costruito con un lascito di Pellagrina Costa Gabrielli.arriviamo così ai moderni stabilimenti della Puzzola-Castanea, centro della vita termale, che sorgono in prossimità delle sorgenti Puzzola, Porretta Nuova, Porretta vecchia e Galleria della Madonna. Da vedere soprattutto il Parco della Puzzola, sede di manifestazioni estive e di caffè, concerto.
Poco oltre ci resta da visitare il Santuario della Madonna del Ponte che si trova nel versante opposto nel Reno ed è raggiungibile col ponte che le ha dato il nome. L’attuale tempietto ortogonale,opera del romano Saverio Bianchi, fu costruito nel 1878, e sostituì l’antico tempietto che aveva avuto origine alla fine del Cinquecento;la costruzione seguì di poco i taglio della rupe per il passaggio della strada Porettana e la costruzione dello stabilimento termale della Porretta Vecchia, nel versante opposto del Reno.
A destra della chiesa, matura nella roccia, una lapide che ricorda il crollo del ponte di legno nel 1599 e la costruzione di un nuovo manufatto in pietra; si trovava sulla porta dell’antico oratorio.
All’interno la veneratissima immagine della Madonna opera del fiammingo Ferdinando Berti, presente a Porretta nel 1611, ed alcuni dipinti di Alessandro Guardassoni; degni di nota soprattutto gli angeli della cupola coi simboli dei quattro evangelisti.
La madonna del ponte viene trasportata in chiesa parrocchile in occasione delle Regolazioni e riportata solennemente al suo santuario nel giorno dell’Ascensione di ogni anno,con un rito mutuato dalla bolognese Madonna di San Luca. La chiesa è anche il santuario nazionale del cestita.
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